Italo Calvino 
Il pellegrinaggio della parola

In il “Cavaliere inesistente” Italo Calvino dichiara in incipit del Capitolo IX che, leggendo su carte quasi illeggibili di una antica cronaca, può dar conto di una storia della quale non è facile raccogliere il seguito di un uniforme senso in quanto, dice, “ogni cosa si muove nella liscia pagina senza che nulla se ne veda, senza che nulla cambi nella superficie, come in fondo tutto si muove e nulla cambia nella rugosa crosta del mondo…”. 

All’antica cronaca si dedica una monaca di clausura ordinata dalla badessa ad espiare i propri peccati. Ma leggendo e raccontando ella si ritrova nei panni stessi della protagonista, la guerriera Bradamante. Il personaggio è quindi il doppio del proprio narratore, se non, infine, l’autore medesimo del racconto: Italo Calvino. 

Ne escono così alcune pagine che ci spiegano (anche paradossalmente) le ragioni e gli esiti della storie di Calvino, favolistiche quanto veritiere e vissute. E probanti di una tecnica narrativa tuttavia del tutto visionaria. Ne viene la nascita di una origine e della nascita di una parola destinata oltre l’opera di Calvino a moltiplicarsi in poemi
interminabili. Per dirla con una definizione di Giuliano Gramigna riferibile alla poesia e alla letteratura in generale, quando sia creativa di un fiat demiurgico.

Ecco, quindi, dismisura del racconto di quella monaca guerriera, di un autore mascherato dai propri personaggi, o maschera stessa dei suoi personaggi. (
N.d.R) *:
 
« … Ogni cosa si muove nella liscia pagina nella liscia pagina senza che nulla se ne veda, senza che nulla cambi sulla sua superficie, come in fondo tutto si muove e nulla cambia nella rugosa crosta del mondo, perché c’è solo una distesa della medesima materia, proprio come il foglio su cui scrivo, una distesa che si contrae e raggruma in forme in forme e consistenze diverse e in varie sfumature di colori, ma che può pur tuttavia figurarsi spalmata su di una superficie piana, anche nei suoi agglomerati pelosi o pennuti o nocchieruti come un guscio di tartaruga, e una tale pelosità o pennutezza o nocchieruggine alle volte pare che si muova, ossia ci sono dei cambiamenti di rapporti tra le varie qualità distribuite nella distesa di materia uniforme intorno, senza che nulla sostanzialmente si sposti [……]

Quanto mi riesce più difficile segnare su questa carta la corsa di Bradamante, o quella di Rambaldo, o del cupo Torrismondo ! […gli altri personaggi tutti interi e umanamente presenti rispetto al ‘cavaliere inesistente’… N.d.R]. Bisognerebbe che ci fosse sulla superficie uniforme un leggerissimo affiorare , come si può ottenere rigando dal di sotto il foglio con uno spillo, e questo affiorare, questo tendere fosse però sempre carico e intriso della generale pasta del mondo e proprio lì fosse il senso e la bellezza e il dolore, e lì il vero attrito e movimento.

[……] Ma come posso andare avanti nella storia, se mi metto a maciullare così le pagine bianche, a scavarci dentro valli e anfratti, a farvi scorrere grinze e scalfiture, leggendo in esse le cavalcate dei Paladini? Meglio sarebbe per aiutarmi a narrare se mi disegnassi  una carta dei luoghi, con il dolce paese di Francia, e la fiera Bretagna, ed il canale d’Inghilterra colmo di neri flutti, e lassù l’alta scozia, e quaggiù gli aspri Pirenei, e la Spagna ancora in mano infedele, e l’Africa madre di serpenti. Poi con frecce e con crocette e con numeri potrei segnare il cammino di questo o quell’eroe. Ecco che già posso con una linea rapida nonostante alcune giravolte, far approdare in Inghilterra Agilulfo (il ‘cavaliere inesistente’ N.d.R.].

Tutto questo che ora contrassegno con righine ondulate è il mare, anzi l’Oceano. Ora disegno la nave……e più in qua disegno un’enorme balena, con il cartiglio e la scritta “Mare Oceano”. Questa freccia indica il percorso della nave. Posso fare pure un’altra freccia che indichi il percorso della balena; to’: s’incontrano. In questo punto dell’Oceano dunque avverrà lo scontro della balena con la nave, e siccome la balena l’ho disegnata più grossa, la nave avrà la peggio. Disegno ora tante frecce incrociate in tutte le direzioni per significare che in questo punto tra la balena e la nave si svolge un’accanita battaglia…….. Nell’Oceano ora disegno una testuggine…… Ora disegno qui nel mare, la feluca. La faccio un po’ più grossa della nave di prima, Perché anche se incontrasse la balena non succedano disastri. Con questa linea ricurva segno il percorso della feluca che vorrei far arrivare fino al porto si San Malò. Il guaio è che qui all’altezza del golfo di Biscaglia c’è un tale pasticcio di linee che si intersecano, che è meglio far passare la feluca un po’ più in qua, su per di qui, su per di qui, ed ecco accidenti che va a sbattere contro le scogliere di Bretagna! Fa naufragio, cola a picco…». 
 
Calvino dirà (‘Note e notizie sui testi’, op.cit. a cura di M.Barenghi, B.Falcetto, C.Milanini): «il racconto nasce dall’immagine, non da una tesi che io voglia dimostrare; l’immagine si sviluppa in una storia secondo una sua logica interna….Intorno all’immagine s’estende una rete di significati che restano sempre un po’ fluttuanti». E, vogliamo aggiungere non del tutto arbitrariamente, fluttuante è perciò la scrittura che    
nasce appunto da immagini e da segni. Anche, in parte, una sorta di ‘visual poetry’?
 
*Citazione da “Il Cavaliere inesistente”, romanzi e racconti di Italo Calvino,”I Meridiani” Mondadori Ed, 2003 Milano; pagine1036-1043